La fine di Meader. Ma chi cazzo è Meader?

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Il 22 novembre del 1963, sulla Dealey Plaza, a Dallas, tre amici (si chiamavano Lee, Harvey e Oswald) spalancarono la testa al presidente americano in carica, macchiando irrimediabilmente la giacca rosa della moglie con le sue cervella, in una bella giornata di sole.

La sera del 22 novembre del 1963, tutti si aspettavano che Lenny Bruce, (autore satirico americano), rinunciasse al suo spettacolo, visto quello che era successo in Texas. Invece entrò in scena, illuminato dal riflettore e aprì lo spettacolo dicendo: “povero Meader!”

Chi era Meader?

Era uno che faceva dischi e spettacoli imitando John Kennedy e che aveva costruito la sua fortuna su quella del presidente.

Morto Kennedy, è morto Meader.

Perché?

Lenny Bruce lo sapeva bene, e quella sera ha usato un dramma fresco di giornata, per annunciarne uno futuro e più piccolo: la fine di Meader.

Il suo album venne rimosso dagli scaffali, i suoi spettacoli furono cancellati. Meader morì (solo come comico) perché invece di affamare il potere con la satira, lo nutriva grazie alla comicità.

La comicità è un cordone ombelicale a doppio senso: il potere si nutre della comicità (Berlusconi che racconta barzellette, i politici che ridono durante l’anteprima di Crozza) e la comicità si nutre del potere (Crozza imita Berlusconi che butta i soldi, Ingroia stanco, Monti robot).

La satira, invece, sono le forbici che recidono quel cordone, fregandosene della sensibilità altrui. La satira è contrasto al potere. La satira è un punto di vista preciso.

Luttazzi era uno che faceva satira (prima che lo massacrassero per bene).

Guzzanti è uno che fa satira (solo una volta l’anno, ormai).

Grillo era uno che faceva satira.

Benigni, Littizzetto e Crozza, invece, sono comici. Roba da bagaglino. Ma sono anche paraculi. Perché vendono la loro comicità per satira. E invece hanno le chiappe belle parate. Sono parati al punto che se un gruppetto urla “fascista!” a Crozza al festival di Sanremo, per difenderlo deve intervenire Fazio. Lenny Bruce avrebbe provveduto da solo abbassandosi i pantaloni e allargando bene le chiappe.

Quando suoneranno le campane a morto di questa seconda (triste) repubblica, avremo due bare per ogni politico. In una il comico, nell’altra il leader.

Gli autori di satira, invece, saranno marciti già da un bel pezzo ai margini del fango mediatico, ricoperti da bollettini del canone da 113 euro e 50.

A proposito di Grillo. Quando pensate a lui provate un misto di piacere (le piazze piene, la rivoluzione, gli insulti ai politici) e di paura (il linguaggio duro, gli epurati, “Italiani!”). Perché Grillo è quello che non può essere: autore satirico (contrasto al potere) e al tempo stesso un leader politico (brama di potere).

Quando morirà lui avremo una bara sola. Con due lapidi.

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