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WORDS WRITTEN BY BLINKINGS: THE “UPSETTING POETRY” OF ROBERTO FABBRINI, AFFECTED BY ALS

 The incredible story of a poet and theater director who is living together with the Amyotrophic Lateral Sclerosis.

 

Words that come from blinkings. Words that take life and form from the soul’s deepest places. Words that flow from pain and from days, months and years marked by a terrible disease, the ALS, Amyotrophic Lateral Sclerosis. And this three letters word ironically and provocatively stands on the cover of a recent book by Roberto Fabbrini, edited by non-profit organization Osa and published by Fondazione Alberto Colonnetti. Its title is “Cantata in Sla Maggiore” (“Cantata in Major ALS”).

The book also collects the previous works that Roberto Fabbrini had published since 2006/2007: “Le ombre lunghe della sera” (“The evening’s long shadows”), “Controcanto” and “Il respiro degli angeli” (“The breath of the angels”) . The 256 pages tell – in the harsh, cruel, atrocious and vehement poetry language – the human journey of Roberto Fabbrini. Born and living in Abbadia San Salvatore (Siena, Italy), writer and theater director, lover of life and art, since 2004 Roberto is living together with ALS, a disease that attacks and destroys the motor neurons which determine the muscles movement. The book follows the same progressive “way” of Roberto, who at the beginning was still able to compose on the laptop keyboard, moving hands and fingers. Then, the progression of disability, up to total paralysis, pushes Roberto to communicate only with his eyes: special pc sensors “translate” blinkings in written words.

The eyes are the only body part that is resistant to paralysis. And the eyes become the filter, the special screen, from which Roberto’s life passes and flowes. Roberto is spectator and protagonist at the same time. A book, this one, that displaces us. It catches us off-balance. It throws us in the row of those thoughts inevitably ending in silence. Faced with searing poetry of Roberto Fabbrini – rooted in the devastation of a disease that takes away everything but the awareness and lucidity to be – there’s nothing to say, there is nothing to comment, there is nothing to whisper.

We only need the silence. The real, dark, deep, mysterious and deafening silence. The true silence, which is also expressed through the wonderful photos accompanying the poems; the images were taken by my fellow photographer Andrea Fabbrini (he’s Roberto son).

It’s only in the silence that we can hear Roberto Fabbrini’s cry. A chilling, hard, upsetting and poignant cry, which echoes from page to page. A cry that creates pain. A suffering voice that creates a “controcanto”. These are the thoughts that the great Italian author Andrea Camilleri wrote introducing “Controcanto” chapter: “I was really striked by the term “contro” (it means “against”, in Italian). In Roberto Fabbrini condition, being “against” could easily and perhaps naively be interpreted like to be “against” his illness, his misfortune, as poet Leopardi says. But the amazing thing it is that – thanks to this “against” – Roberto lyrically got rid of prisons of his body and he was able to draw, from this experience, a positive message for everyone. “

It’s true. Though he’s imprisoned in his ALS disease – relentless and inexorable disease – Roberto Fabbrini screams his humanity as a free man. A scream without a voice. A scream that has the lightness of an eyelid beat. A scream that leaves us stunned and, for this, even more conscious.

 Roberto Alborghetti

“CORRIERE DI SIENA” newspaper has published (Decembre 11, 2011) ROBERTO ALBORGHETTI’S article dedicated to ROBERTO FABBRINI ‘s POETRY

IL CORRIERE DI SIENA (11 dicembre) ha pubblicato l’articolo di Roberto Alborghetti dedicato a Roberto Fabbrini

PAROLE SCRITTE CON LE PALPEBRE: LA SCONVOLGENTE POESIA DI ROBERTO FABBRINI, PARALIZZATO DALLA SLA

 Parole che nascono da un battito di palpebre. Parole che prendono vita e forma nei mendri più profondi dell’anima. Parole che sgorgano dal dolore, dai giorni, dai mesi e dagli anni di una malattia, la SLA, sclerosi laterale amiotrofica. Ed è proprio alla SLA che queste parole si collegano, fin dal titolo – “Cantata in SLA Maggiore”- che campeggia ironicamente e serenamente provocatorio, sulla copertina di un recente volume di Roberto Fabbrini, curato da Osa Onlus ed edito dalla Fondazione Alberto Colonnetti. Un libro che raccoglie anche i precedenti volumi che Roberto Fabbrini aveva pubblicato a partire dal 2006/2007: “Le ombre lunghe della sera”, “Controcanto”, “Il respiro degli angeli”.

Le 256 pagine raccontano, con il linguaggio della poesia – cruda, crudele, atroce e veemente – l’itinerario umano di Roberto Fabbrini. Originario e residente ad Abbadia San Salvatore (Siena), scrittore e regista teatrale, innamorato della vita e dell’arte, Roberto dal 2004 convive con la SLA, malattia che aggredisce e distrugge i motoneuroni che determinano il movimento dei nostri muscoli. Il volume segue progressivamente lo stesso “cammino” di Roberto, che all’inizio riesce ancora a comporre sulla tastiera del computer, muovendo mani e dita. Poi, la progressione dell’infermità, fino alla totale paralisi, spinge Roberto a comunicare solo con lo sguardo, percepito dai particolari sensori di un pc che “traducono” in parole scritte i battiti delle sue palpebre. Gli occhi sono l’unica parte del corpo che resiste alla paralisi. E gli occhi diventano il filtro, lo schermo speciale, da cui passa e transita la vita di Roberto, spettatore e protagonista allo stesso tempo.

Un libro, questo, che spiazza, che prende in contropiede, che scaraventa nel girone di quei pensieri che inevitabilmente si concludono nel silenzio. Di fronte alla lancinante poesia di Roberto Fabbrini – radicata nella devastazione di una malattia che toglie tutto, ma non la consapevolezza e la lucidità di essere – non c’è nulla da dire, non c’è nulla da commentare, non c’è nulla da sussurrare.

Serve solo il silenzio, quello vero, cupo, profondo, misterioso e assordante, come è solo il vero silenzio: lo esprimono anche le stupende fotografie che accompagnano le composizioni poetiche, immagini fotografiche scattate dall’amico Andrea Fabbrini, figlio di Roberto. Ed è solo nel silenzio che possiamo udire il grido di Roberto Fabbrini: risuona di pagina in pagina, agghiacciante, duro, sconvolgente e struggente. Un grido che è dolore e crea dolore. Un grido che si fa canto e controcanto, appunto. Giungono a proposito le parole dello scrittore Andrea Camilleri che nella prefazione a “Controcanto” scrive: “Questo “Controcanto” mi ha veramente colpito. Mi ha colpito proprio il “contro”. Nelle sue condizioni il contro potrebbe facilmente e forse ingenuamente essere interpretato come un “contro” verso la sua malattia, la sua sfortuna alla Leopardi, diciamo. Invece la cosa sorprendente è proprio che grazie a questo “contro” si è riuscito a sbarazzare liricamente delle sue prigioni corporee ed è riuscito a trarre da questa esperienza un messaggio positivo per tutti.”

E’ vero: pur imprigionato nella malattia – una malattia implacabile ed inesorabile – Roberto Fabbrini urla la sua umanità di uomo libero. Un urlo senza voce. Un urlo che ha la levità di un battito di palpebre. Un urlo che ci lascia attoniti e, proprio per questo, anche più coscienti.

 Roberto Alborghetti

 Se vuoi, puoi lasciare il tuo messaggio per Roberto Fabbrini.