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Il coraggio di una scelta inevitabile

[Fonte Rataplan]

 

Siamo alle strette finali. Come in ogni storia c’è un inizio e c’è una fine. E questa volta per il nostro paese potrebbe essere davvero un happy-end. Dal 1700 ad oggi abbiamo visto sorgere espandersi e imporsi ovunque la civiltà industriale. I nostri paesaggi sono stati stravolti da enormi caserme che gettavano ovunque fumi tossici, le nostre strade e le nostre case si sono riempite di macchine. Il capitalismo e il liberalismo hanno prima creato e poi arricchito una classe borghese arrivista che ha visto nella nuova civiltà nascente un’occasione di riscatto e di potere. Si sono fatte rivoluzioni, è stata creata una classe operaia apolide e sfruttata. La Tradizione è stata smantellata.

 

Oggi tutto questo volge al termine. Il capitale è stato sottratto al ceto dei produttori da una super-finanza acefala apolide e ingorda, la ricchezza sganciata da qualsiasi parametro reale, i lavoratori ormai ridotti a consumatori messi in liquidazione o in cassa integrazione nella migliore delle ipotesi – quando ovviamente non vengono uccisi dalle malattie provocate dal lavoro o dai debiti, o da un difetto della fabbrica. La maggior parte di noi resta in fila senza volto, con un cartellino al collo con sopra scritto il codice a barre. In fila ovunque: per il nuovo Iphone, per il nuovo film, per un nuovo mutuo o per elemosinare una pensione alle poste.

 

Le grandi ideologie del novecento, figlie dell’800, rimangono buone per stampare magliette da far indossare ai giovani o il motivo per una scazzottata nel cortile di scuole che non hanno più nulla da insegnare. Per il resto la politica è dominata da una banda di omuncoli dediti al malaffare che si spartiscono le briciole gettate loro dai signori del denaro.

 

A questo punto ai pochi che ancora pensano, si pone inevitabilmente una scelta da compiere: salvare il carrozzone o abbatterlo del tutto. Salvare il paese industriale, far rinascere la borghesia morente e garantire un nuovo futuro di sfruttamento ben retribuito alla classe operaia; oppure cambiare tutto, questa volta per davvero e non in senso gattopardesco.Cambiare tutto significa ripensare totalmente il nostro modello socio politico economico. Partendo da un dato reale; ciò di cui disponiamo.

 

Ebbene l’Italia ha qualcosa che non ha nessun altro. La cultura la storia la tradizione innanzitutto. Non siamo nati per fare computer ma per valorizzare ciò che abbiamo. Abbiamo una gastronomia e una agricoltura invidiata in tutto il mondo, che nessun cinese o americano può ricreare in laboratorio. Abbiamo una tradizione artigianale di eccellenza. Abbiamo tutto per rinascere. Per puntare alla Felicità, scopo supremo della politica. Occorre solo il coraggio di una scelta inevitabile.

 

Noi sappiamo per certo che una tale scelta non implica demagogiche nuotate nello stretto di Messina o banali proclami populisti nelle piazze. Implica una risoluzione netta, sovrana. Occorre dapprima de-costruire l’immaginario del popolo inebetito e massificato dai media, mostrando alla gente comune quale sia l’alternativa che si propone al sistema. Occorre dare alla gente una speranza reale. Poi si deve organizzare la resistenza per preparare il terreno per il crollo finale dell’attuale classe politica. Finchè gli attuali politici non verranno buttati giù dalla cadrega, finchè non si toglierà loro la base di consenso legittimante che legalmente li autorizza a stare dove stanno, non ci sarà nessuna speranza di cambiamento. Una volta restituita la sovranità al popolo, riorganizzare e ristrutturare i corpi politici su base locale. Senza questi tre passi qualsiasi Rivoluzione in Italia è impossibile.