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L’origine dei Tarocchi.

I Tarocchi sono delle carte fatte di carta: un cartoncino che è abbastanza spesso e robusto perché devono sottostare a parecchie forze, prima di tutto quella del maneggiamento continuo, in cui le carte vengono toccate e mescolate, e raddrizzate e sparse sul tavolo.

Spesso i Tarocchi sono di carta plastificata, che li rende lucidi e scivolosi, sgusciano via dalle mani, si sovrappongono veloci uno sull’altro, si attaccano vicini vicini e sono in effetti meno controllabili.

Non chiedetemi l’origine dei Tarocchi, in qualunque sito di cartomanzia vi diranno che sono egiziani, o francesi, o americani. Vi diranno che hanno duemila anni, o tremila, o tredicimila se viene accreditata l’idea che ci fosse una civiltà ancora più antica spazzata via dalla precessione degli equinozi.

Mi piace la storia, conoscere il passato permette di leggere il presente e immaginare il futuro. Ma sull’origine dei Tarocchi non si sa molto e tutti i siti di cartomanzia ripetono sempre la stessa storia senza nemmeno citarne la fonte. A loro vi rimando se ne avete curiosità. Entrate in Google e digitate: -origine tarocchi- e avrete le risposte accademiche o pseudo tali (215mila risultati).

I Tarocchi sono vecchi come vecchia è la scrittura e il disegno.

Siccome sono vecchi, i Tarocchi sono spesso molto stanchi.

Sarebbe bene portar loro rispetto anche se sono delle carte.

In difesa dei Nonni e della Tradizione

Ammettiamolo: la nostra società – tutta rivolta al progresso – odia i vecchi. E qui occorre aprire una parentesi: non parlateci di “anziani”, termine che puzza tremendamente di politicamente corretto e di buonismo. Cerchiamo di avere il coraggio di usare lo splendido termine “vecchio”. Una sequoia vecchia centinaia di anni è uno spettacolo incredibile, che incute timore e rispetto. Così come le vecchie cattedrali e i vecchi paesi romani o medievali. Quindi, nonostante la società del progresso dica il contrario, vecchio è bello. Chiusa parentesi.

            Camminate per strada e guardate come i giovani guardano i vecchi: sguardo di sufficienza e – magari – ci scappa anche l’insulto. I vecchi sono considerati – stupidamente – sorpassati e obsoleti. Inutili.

            Per questo scriviamo, contro tutti, in favore dei vecchi e, in particolare, dei nonni: per difendere la loro categoria, che fa ancora un gran lavoro.

I nonni sono coloro che, più di tutti, sanno cos’è la Tradizione, ovvero il fondamento di ogni civiltà, e lo spiegano a loro modo: in maniera pratica e, quindi, efficace. I nonni vivono la Tradizione – e la fanno vivere ai nipoti – insegnando a gonfiare la bici, ad impugnare la biro come una volta e non come si fa ora in maniera tutta stravaccata, a usare il cacciavite e il martello, a cucire con ago e filo e a cucinare le frittelle per il carnevale. Tutto per loro è pratico e, anche se non hanno mai letto Shakespeare, sanno che «ci sono più cose in cielo e in terra […] di quante ne sogni la […] filosofia». Non hanno letto molti libri – tendenzialmente hanno fatto le elementari e poco più – ma sanno cose più utili di quelle che conoscono i loro nipoti. Sono saggi perché conoscono la vita in tutti i suoi meandri: hanno vissuto parecchie primavere in cui si sono mischiate la guerra, la fatica, le corse nei campi a piedi nudi e i balli in strade polverose.

Sanno cos’è – come dice la mia nonna – la creanza: parola poeticissima in cui c’è dentro tutto: la bontà naturale della persona, il rispetto, la capacità di dimostrarlo e un mucchio di altre cose troppe elevate per poterle fermare sul foglio. I nonni, in ogni loro gesto, sono poeti e attori: i loro movimenti e le loro parole hanno il fascino del tempo andato e i loro racconti – anche quelli in cui si parla della cavalla che aveva partorito con difficoltà il puledrino – sembrano fiabe e solo uno sciocco potrebbe sottovalutare l’importanza delle fiabe. Come aveva compreso un grande nonno che era anche un grande scrittore – Giovannino Guareschi –,  «le favole sono il necessario rodaggio che il bambino deve compiere per affacciarsi al soprannaturale, per distaccarsi dalla materia e guardare verso l’eterna vita dello spirito. Per iniziare la conquista della fede e della speranza. Gli uomini, giovani e vecchi, hanno bisogno di favole. Le parabole di Cristo non sono forse brevi, semplici favole che portano negli animi la luce della verità assai meglio di lunghi, complessi e dottissimi discorsi? In questo momento, poi, i bambini hanno più che mai bisogno di favole: delle tradizionali favole con la loro brava morale nella coda. […] La favola vera non va “vista” ma ascoltata. Solo se è raccontata, la favola sollecita la fantasia di chi l’ascolta. […] C’è oggi, un dannato bisogno di favole ed esistono tanti temi nuovissimi e affascinanti: c’era una volta l’onestà. C’erano una volta la generosità, la Patria, il dovere, il rispetto, la speranza, la fede, l’amore per il lavoro, la riconoscenza, l’onore, la purezza, il sacrificio, la sincerità, la competenza, la dignità, la bontà, la discrezione, il timor di Dio, il pudore. Tutte cose bellissime ma che non esistono più perché siamo nell’era del benessere, che è solo materia e, quindi, è fatto di egoismo, ipocrisia, menzogna, violenza, furberia».

            I nonni, soprattutto, sono la prova che l’amore esiste e che lo si può toccare con mano. Dopo sessant’anni di matrimonio litigano con la stessa grinta di quando erano morosi; hanno negli occhi la stessa tenerezza di quando hanno giurato davanti a Dio di amarsi per tutta la vita e, soprattutto, sono ancora assieme. Nonostante le difficoltà. Nonostante il dolore della malattia.

            I nonni: l’incarnazione della Tradizione e, nella loro umanità e saggezza, il futuro della civiltà.

Matteo Carnieletto

Arresti in-arrestabili

Arresti, fermi, operazioni. Ogni giorno. Ogni giorno  la cerchia di conoscenti e amici si assottiglia. Ho paura di svegliarmi una mattina e trovarmi sola in città a caminare per strade vuote con serrande dei negozi abbassate nel silenzio di voci e di profumi che indicano che la vita è cominciata anche oggi. Giorni scanditi da operazioni e fermi, realtà capovolta: ci si stupisce se oggi non è accaduto nulla, se non sono stati effettuati controlli e arresti, e non del contrario.  

Articolo tratto da Firat News Agency del 4 febbraio

Nuova ondata di arresti

Più di 40 persone sono state prese in custodia oggi a seguito di un’ ondata di perquisizioni effettuate nell’ambito delle operazioni anti KCK. Il regime fascista dell’AKP (Partito di Giustizia e Sviluppo ndr.) ha preso di mira i membri del BDP (Partito curdo della Pace e della Democrazia), organizzazioni della società civile curda, media Kurdi e oppositori di sinistra.

Le operazioni, concentrate nell’area di Batman, sono state effettuate in vari luoghi in sette città diverse. A Batman la polizia ha fatto irruzione nelle sedi provinciali e distrettuali del BDP, negli uffici di Azadiya Welat (il quotidiano scritto in lingua curda ndr.) , nella sede del sindacato Egitim Sen, all’associazione  MEYA DER, all’Associazione degli
Studiosi religiosi, al Centro Culturale Bahar e presso un numero imprecisato di abitazioni private. Mentre ad avvocati e autorità istituzionali non sono state fornite informazioni perchè ritenuta un’indagine confidenziale/riservata, le operazioni continuano per mano di poliziotti in borghese e squadre speciali. I detenuti sono accusati di “essere membri dei consigli cittadini del KCK e compiere attività”.

Le operazioni simultanee in sette città hanno havuto come vittime i membri dei media curdi. Il giornalista della DIHA  Gulsen Aslan è stato preso in custodia e Safak Çelenk di Azadiya Welat è stato arrestato a Bursa e portato a Batman.

In una dichiarazione sulle operazioni il governatore di Batman ha sottolineato che 41 persone sono state prese in custodia perchè presumibilmente hanno preso parte nell’ “organizzare atti violenti, istituire comitati di città e quartiere, partcipare a incontri e dimostrazioni illegali e costringere i commercianti a chiudere i propri negozi attraverso minacce e pressioni”.

Nel corso dell’ultima settimana sono state prese in custodia, sempre nell’ambito
delle operazioni KCK, centinaia di persone come risultato dell’ondata di detenzioni senza precedenti del regime AKP. Dal 10 dicembre 2011 al 3 gennaio 2012 sono state fermate almeno 567 persone, tra cui sindaci, studenti, bambini,
attivisti dei diritti umani e membri dei sindacati; più di 350 sono state messe in prigione.

Articolo originale: http://en.firatnews.eu/index.php?rupel=article&nuceID=4060

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LE IMMAGINI DEI MURI-TRASH ORA SONO SETA D’AUTORE

Le Lacer/azioni di Roberto Alborghetti sono diventate textile design. In collaborazione con Bruno Boggia, Studio che lavora con i più noti stilisti internazionali.

C’era una volta un rifiuto… Era la carta – sporca, strappata, lacerata ed usurata – della pubblicità affissa sui muri delle nostre città. Forse impensabile che, dai rifiuti cartacei, si potesse trarre ed estrarre qualcosa di bello e di esteticamente suggestivo. Eppure, penso di avercela fatta, con il mio progetto “Lacer/azioni”, a trasformare la carta-trash in un soggetto d’arte, o quantomeno in un prodotto guardabile.

Lo stanno a dimostrare le mie tele e litografie, e pure i videoclips, che girano su decine e decine di siti in tutto il mondo. Ed ora, lo prova anche una singolare sperimentazione, che è diventata realtà grazie allo Studio Bruno Boggia Disegni (www.boggiadisegni.it) che da oltre sessant’anni lavora con i tessuti ed i più famosi stilisti del mondo (qualche nome: Capucci, Lacroix, Valentino, Lancetti, Mila Schon, Chanel, Celine, Dior, Y.S.L., Etro, Escada, Donna Karan, Paul Smith, l’emergente newyorkese Rolando Santana…)

A Bruno Boggia, fondatore del prestigioso Studio di Como, i miei artworks “Lacer/azioni” erano piaciuti subito. Vi aveva ritrovato forme, colori e soluzioni grafiche da arte contemporanea. Che sono poi quelle che anch’egli usa ed impiega, con l’aiuto dei suoi bravi disegnatori, per ideare trame e motivi per i tessuti, soprattutto sete, i cui bozzetti sono venduti in tutto il mondo.

Detto e fatto. Bruno Boggia, con la preziosa assistenza della figlia Lucia e con il supporto delle sue collaboratrici, mi ha aiutato nella scelta di alcuni artworks da trasformare in sciarpe di seta, confezionate con tutti i crismi del caso. E così, nel giro di pochi giorni, l’impresa è giunta al traguardo. La carta-trash è ora l’eleganza, la delicatezza e la lucentezza di sciarpe di seta.

Anch’io, quando mi sono passato le sciarpe tra le dita, mi sono per cosi dire commosso. Penso che sia un risultato per certi versi straordinario. Sicuramente innovativo. Le fotografie di un paio di sciarpe, che qui sono riprodotte insieme ad un videoclip, lo stanno a dimostrare. E ancora più efficace, sul piano estetico, è stato quando le collaboratrici di Bruno Boggia si sono messe a indossare le sete di “Lacer-azioni”. Una personalissima “passerella”, in cui venivano risaltate la singolarità e l’unicità di immagini prese dalla realtà. Immagini che in origine erano sporche carte strappate, lasciate decomporre sui muri o sui pannelli della pubblicità.

Ora, eccole, diventate bellissime e morbide sciarpe di seta. Incredibile, ma vero. Grazie a Bruno Boggia, a Lucia, a tutto lo Studio di Como, per avere reso possibile questo impensabile sviluppo creativo del mio progetto.

Roberto Alborghetti

 LINK AL VIDEOCLIP

http://www.youtube.com/watch?v=dEeNrcyTvzM