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Con Ahmadinejad fino alla vittoria!

di Forza Nuova Università Roma

In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso

Illustri Capi di Stato, Spettabili Rappresentanti

Eccellenze, Signore e Signori,

ringrazio Dio, il Saggio, l’Invincibile ed il Misericordioso per avere concesso al presente l’occasione di divulgare un’altra volta il messaggio del grande popolo dell’Iran. Altresi ringrazio il Signore per il crescente risveglio dei popoli e la loro coraggiosa presenza sulla scena internazionale che dà a loro la possibilità di esprimere le proprie opinioni in merito alle questioni d’interesse globale.
La voglia di giustizia, la voglia di verità, la ricerca del Divino ed il sostegno della dignità umana sono oggi le richieste gridate dai popoli del mondo. Il rigetto della prepotenza, la difesa degli oppressi e la voglia di pace, sono le caratteristiche del pensiero dei popoli e soprattutto sono il volere delle giovani generazioni che aspirano ad un mondo privo di inquinamento, prepotenza ed ingiustizia; un mondo che sia invece ricolmo di amore ed affetto. I giovani ed i giovanissimi hanno il diritto di chiedere giustizia e verità ed hanno il diritto di costruire il proprio futuro con l’amore, la pace e l’affetto. Io ringrazio Dio anche per questo.
Spettabili Signore, Egregi Signori, quel che oggi l’umanità sopporta non è degno della dignità umana; Dio non ha creato l’uomo affinché alcuni gruppi di uomini impongano ingiustizia ad altri gruppi. Affinché un gruppo creando guerra e violenza riesca a derubare la risorse, arricchirsi ed espandere il proprio dominio mentre l’altro gruppo sia costretto a sopportare la povertà e le disgrazie che ne provengono. Affinché un gruppo forte delle sue armi e delle sue minacce comandi il mondo mentre altri siano costretti a rimanere sempre sotto l’ombra della minaccia e dell’insicurezza. Certuni si spingono a migliaia di chilometri di distanza dal proprio paese ed occupano la terra altrui per controllarne il petrolio o le altre risorse; altri ogni giorno devono assistere alla distruzione delle loro case ed alla morte dei loro bambini nella loro stessa terra. Questi comportamenti non sono all’altezza della dignità umana e si rivelano contrari alla verità ed alla giustizia. La domanda ora è questa: in simili circostanze gli oppressi del mondo dove devono rivolgersi? Quale persona o quale organizzazione difende i diritti degli oppressi e punisce gli oppressori? Dove si trova la corte della giustizia mondiale? Ricordando qualche esempio ed effettuando un ripasso delle questioni mondiali di maggiore rilievo intendo chiarire i pensieri espressi.

Primo: la proliferazione inarrestabile delle armi nucleari, microbiche e chimiche

Alcune potenze vantano la produzione di armi nucleari della seconda e della terza generazione. A cosa servono queste armi? La produzione di queste armi micidiali e riempire i depositi di queste servirà forse alla diffusione della pace e della democrazia? Oppure queste armi serviranno a minacciare i governi ed i popoli? Fino a quando i popoli del mondo dovranno vivere minacciati dalle bombe nucleari, batteriche e chimiche? Le potenze produttrici di queste armi quali responsabilità hanno e come vengono chiamate a rispondere delle proprie azioni dinanzi alla comunità internazionale? Mi chiedo se i popoli di questi paesi siano d’accordo sul fatto che la loro ricchezza venga impiegata per la costruzione di queste armi distruttrici. Invece di appoggiarsi alle armi micidiali ed alle bombe, non si potrebbe contare sulla giustizia, l’etica e la ragione? Quale dei due sono più vicini alla pace, le bombe o la ragione? Se ci fosse ragione, etica e giustizia, le radici dell’oppressione andrebbero bruciate e le minacce distrutte. Non rimarrebbe nulla in grado di causare conflitti dato che la maggior parte dei conflitti nel mondo sono causati dalla mancanza di giustizia e dall’ambizione. Tutti i popoli amano la giustizia, la accolgono a braccia aperte e sono disposti a fare sacrifici per difenderne l’esistenza. Se le potenze mondiali innalzassero la bandiera della reale giustizia, della pace e dell’affetto non sarebbero più amate del loro oggi, dedicato invece alla produzione ed alla diffusione di armi chimiche e nucleari? L’esperienza purtroppo esiste già e le conseguenze delle minacce e dell’uso delle armi le abbiamo già viste in passato. L’uso delle armi quale altro esito ha avuto se non quello di diffondere l’odio e la vendetta tra i popoli?

Secondo: l’occupazione dei paesi e l’aumento dei conflitti

Come era successo ad altri paesi, anche l’Iraq è stato occupato e sono 3 anni che l’occupazione continua. Non passa giorno senza che in Iraq gente innocente venga uccisa a sangue freddo. Le forze che occupano il paese non sono in grado di garantire la sicurezza. Nonostante la formazione del governo e del parlamento regolare, mani nascoste lavorano per istigare le divergenze esistenti nella società iraqena e creare una guerra civile. Non esistono elementi che possano testimoniare un serio interesse delle forze di occupazione alla lotta contro l’insicurezza. Infatti, un numero elevato di terroristi sono stati arrestati dalle forze irachene ma per ragioni sconosciute le forze di occupazione hanno disposto la liberazione di questi individui. Appare che la fomentazione delle violenze ed il terrorismo costituiscano una giustificazione per la presenza delle forze straniere in Iraq. In simili circostanze, a chi si deve rivolgere il popolo iraqeno? Dove deve sporgere denuncia il governo iraqeno? Chi è garante della sicurezza dell’Iraq? L’insicurezza in Iraq influenza negativamente l’intera regione. Il consiglio di sicurezza è in grado di fare qualcosa per per l’instaurazione della pace e della sicurezza in Iraq mentre le potenze che lo occupano sono a loro volta membri permanenti del consiglio di sicurezza? Il consiglio di sicurezza è in grado di prendere decisioni imparziali su questo tema?
Osservate la Palestina. La radice dei problemi di questa terra va trovata nella storia della seconda guerra mondiale. Con la scusa di sostenere parte dei reduci del conflitto, la terra palestinese è stata occupata e milioni di autoctoni della zona sono stati costretti alla fuga. Le terre occupate sono state regalate ad un numero ridotto di reduci del secondo conflitto mondiale e poi gente proveniente da tutto il mondo che non aveva avuto nulla in comune con la guerra è stata radunata in Palestina dove è stato fondato un governo. Un governo creato in una terra che non era sua e con una popolazione che non apparteneva a quella terra e che proveniva dalle diverse parti del mondo; e questa fondazione è avvenuta a costo di sottrarre la terra a milioni di persone. Questa è una grande tragedia che non ha precedenti nella storia umana. Ancora oggi i profughi vivono nei campi ed alcuni di loro hanno detto addio alla vita senza vedere avverato il sogno di ritornare nella loro terra d’origine. Esiste una qualsiasi forma di ragione o legge in grado di definire legale una simile azione? Esiste tra i membri delle Nazioni Unite, un paese che accetterebbe che al suo paese venisse riservato un trattamento simile? Il pretesto per la fondazione del regime che occupa la Palestina è talmente mediocre che alle persone non viene nemmeno dato il permesso di parlarne; altrimenti, con il chiarimento della questione, inizierebbe a mancare una filosofia per l’esistenza del regime sionista; ed infatti oggi questa filosofia non esiste più. Ma la tragedia non si conclude con la fondazione di un regime nella terra di un’altro popolo. Purtroppo dal primo giorno della fondazione, questo regime è stato usato dalle potenze come uno strumento per la creazione di instabilità, guerre, violenze e come un freno allo sviluppo dei paesi della regione. probabile che alcuni dei sostenitori di questo regime si offendano ma queste sono le verità, non si tratta di leggende. La storia è dinanzi ai nostri occhi.
Ma ancor più importante di quanto detto, vi è il sostegno illegale a questo regime. Osservate la terra palestinese. La gente viene bombardata nelle proprie case. I loro bambini vengono uccisi nelle vie e nelle strade e nessuno è in grado di difenderli, nemmeno il consiglio di sicurezza. Perchè? Dall’altra parte un governo viene eletto direttamente dal popolo in una piccola parte della Palestina ma invece di essere sostenuto da coloro che si dichiarano i difensori della democrazia, viene decimato; i suoi membri, i suoi ministri, i suoi deputati vengono arrestati sotto gli occhi del mondo. Quale consiglio o organizzazione ha sostenuto questo governo oppresso? Perchè il consiglio di sicurezza non puٍ alzare nemmeno un dito? Proprio ora voglio parlare del Libano: Per 33 giorni il popolo libanese viene bombardato ed un 1 milione e mezzo di persone rimangono senza tetto. Alcuni membri del consiglio di sicurezza di fatto si muovono in maniera tale da permettere all’aggressore del Libano di realizzare i suoi obbiettivi militari e per questo nei primi giorni il consiglio di sicurezza non puٍ far nulla per stabilire un cessate il fuoco. Il consiglio di sicurezza rimane ad osservare la scena tragica delle aggressioni ed i crimini di Qana si ripetono. Perchè? In tutti questi casi la risposta della domanda è ovvia. Fino a quando la causa del conflitto è all’interno del consiglio di sicurezza, questo consiglio non puٍ assolvere ai propri doveri.

Terzo: il mancato rispetto dei diritti dei membri delle organizzazioni internazionali

Eccellenze, ora voglio ricordare alcuni dei soprusi che sono stati fatti al popolo iraniano: La Repubblica Islamica dell’Iran è membro dell’agenzia internazionale per l’energia atomica e firmatario del trattato NPT. Il nostro programma nucleare è trasparente, pacifico e si sviluppa sotto l’occhio attento degli ispettori dell’Aiea. Perchè a noi vengono negati i diritti riconosciutici esplicitamente dalle leggi internazionali? Quali sono i governi che ostacolano la nostra attività? Sono i governi che possiedono il ciclo di produzione di combustibile. Alcuni di questi paesi hanno usato la scienza nucleare a scopi non-pacifici come la fabbricazione di bombe nucleari ed hanno persino nel loro passato il demerito di averle usate contro gli esseri umani. Quale organizzazione o quale consiglio deve occuparsi di questa ingiustizia? Il consiglio di sicurezza è nelle condizioni di farlo? Puٍ impedire che il diritto dei paesi non venga negato loro e che alcune potenze non impediscano lo sviluppo degli altri paesi? L’uso del consiglio di sicurezza come uno strumento per la minaccia è molto preoccupante. Alcuni dei membri del consiglio di sicurezza che sono molte volte una delle parti in causa in una contesa internazionale, usano facilmente il consiglio per condannare la parte alla quale si oppongono e si sentono anche fieri di questo. La domanda è questa: ma che senso ha la strumentalizzazione del consiglio di sicurezza; quest’uso non mette in pericolo la credibilità del consiglio? Questo comportamento non influenza la vera capacità di questo consiglio nel creare la sicurezza?
Eccellenze, la riflessione sulle verità citate ci guida in direzione di un’amara conclusione: la giustizia è stata sacrificata a favore della prepotenza. Le relazioni internazionali, sotto la pressioni dei potenti, oggi sono anomale, ingiuste e discriminatorie. La minaccia nucleare delle potenze ha preso il posto del rispetto reciproco e della pace. La difesa dei diritti umani e della democrazia da parte delle potenze avviene solo quando questa difesa puٍ essere strumentalizzata per fare pressioni sugli altri popoli ed umiliarli. Ma se sono in gioco gli interessi delle potenze, concetti come la democrazia, il diritto dei popoli all’indipendenza, il rispetto dei diritti delle persone ed il rispetto dei diritti internazionali non hanno più alcun valore. L’esempio è il comportamento riservato al governo eletto della Palestina e quello riservato al regime sionista. Se in Palestina le persone vengono uccise, vengono costrette a lasciare le loro case, se vengono imprigionate senza motivo o vengono assediate nelle loro case e città, ciٍ non ha importanza ed in questo caso i diritti umani non vengono danneggiati minimamente. I paesi non sono giudicati in base alle leggi esistenti ed internazionalmente accettate; il fatto che un paese possa usufruire dei suoi diritti legittimi dipende dal volere delle grandi potenze. Apparentemente, il consiglio di sicurezza è solamente utile come garante degli interessi di alcune grandi potenze, ma se gli innocenti muoiono a migliaia sotto le bombe, il consiglio di sicurezza deve fare silenzio e non approvare il cessate il fuoco. Ma per il consiglio di sicurezza, che dovrebbe garantire la sicurezza nel mondo, questa non è forse una tragedia storica? Il sistema dominante oggi è tale da elevare al di sopra della volontà di 180 nazioni, quella di un’unica nazione che si autodichiara pari al volere della comunità internazionale. Questo paese si sente padrone del globo e ritiene di seconda classe le altre popolazioni.
Eccellenze, la domanda è questa: se il governo statunitense e quello inglese che sono membri permanenti del consiglio di sicurezza violano la legge internazionale quale ente dell’Onu è in grado di giudicarli? Un consiglio di cui loro stessi fanno parte ed in cui hanno un potere speciale puٍ condannare i loro crimini? ب mai successa una cosa del genere? Ma al contrario abbiamo visto che quando loro hanno un problema con un governo o un popolo lo trascinano al cospetto del consiglio di sicurezza ed assumono sia il ruolo di pubblico ministero, sia il ruolo di giudice e sia il ruolo di colui che mette in atto il verdetto della corte. Questo sistema è realmente giusto? Ma esiste una discriminazione o un’ingiustizia più palese di questa? Purtroppo l’insistenza adoperata da alcuni paesi imperialisti per imporre le loro politiche alle organizzazioni internazionali, tra cui il consiglio di sicurezza, ha screditato l’Onu dinanzi all’opinione pubblica mondiale ed ha messo in discussione l’efficienza ed il prestigio di questa organizzazione.
Eccellenze, fino a quando questa condizione è sopportabile? Osservate che il comportamento di alcune potenze, è oggi il più grande problema delle Nazioni Unite e degli enti collegati ad essa come il consiglio di sicurezza. La struttura e la metodica del consiglio di sicurezza non puٍ soddisfare le necessità della generazione attuale e le necessità dell’uomo di oggi. Questa struttura è una struttura che risale ai tempi del secondo conflitto mondiale. Oggi nessuno puٍ negare che il consiglio di sicurezza dell’Onu ha una grande necessità di credibilità e di efficienza. E bisogna ammettere che fino a quando questo ente non potrà rappresentare la comunità internazionale in maniera chiara, equa e democratica, non sarà ne credibile ne efficiente. Inoltre oggi è più che chiara la relazione diretta che esiste tra il diritto di veto e la perdita di credibilità del consiglio di sicurezza. Fino a quando questa struttura non verrà modificata, non si puٍ pretendere che il mondo venga ripulito dall’ingiustizia e dall’oppressione. Ma la popolazione mondiale oggi merita di essere governata con le leggi di 60 anni fa? Le nuove generazioni non hanno il diritto di decidere per il mondo in cui hanno intenzione di vivere? Oggi la riforma all’interno delle Nazioni Unite è necessaria più che mai. La giustizia e la democrazia ordina di rispettare il ruolo dell’assemblea generale dell’Onu come il principale organo di decisione di questa organizzazione ed è proprio il compito di questa assemblea salvare il consiglio di sicurezza dalla sua condizione attuale. Altrimenti almeno il movimento dei non-allineati, l’organizzazione dei paesi islamici e il continente africano devono avere ognuno un seggio permanente al consiglio di sicurezza con il diritto di veto in modo da bilanciare le forze all’interno del consiglio ed impedire l’oppressione dei paesi meno potenti.
Spettabile Direzione, Eccellenze d’altro canto, reputo necessario che l’etica ritorni a svolgere il ruolo che deve avere. Senza etica e senza tenere in considerazione gli insegnamenti dei profeti del Signore, non si possono garantire la giustizia, la libertà ed i diritti umani. La chiave dei problemi dell’uomo di oggi è la religione e l’etica. Se il rispetto dei diritti umani sarà veramente un valore, non ci sarà spazio per l’ingiustizia, la violenza e la guerra.
Gli uomini sono stati creati tutti da Dio e tutti hanno dignità e tutti sono degni di rispetto. Nessuno è superiore. Una persona o un governo non puٍ riservarsi un trattamento speciale e nessun governo deve ignorare i diritti degli altri governi. Non è giusto che un governo cerchi di dominare le organizzazioni internazionali e si contrapponga dinanzi alla volontà della comunità internazionale. I cittadini europei, africani, asiatici ed americani sono tutti uguali. Siamo più di 6 miliardi e siamo tutti uguali. La giustizia e la difesa della dignità sono le colonne sulla quale si puٍ costruire l’edificio della pace e della sicurezza mondiale. Per tale motivo il nostro messaggio al mondo è questo:
La pace e la sicurezza duratura nel mondo è possibile solo se prima si crea la giustizia, si da spazio all’etica, si rispetta la dignità umana e si impara ad amare. La pace, il progresso e la sicurezza è un diritto di tutti i popoli e tutti i governi. Tutti noi siamo membri della comunità internazionale e abbiamo il diritto di creare un mondo pieno di amore, affetto e giustizia.
Tutti i rispettabili membri delle Nazioni Unite sono influenzati dai fatti dolci o amari del mondo. Noi possiamo rendere migliore la vita di questa generazione e di quella che dovrà venire con decisioni ragionevoli e decise.
Noi aiutandoci, possiamo distruggere alle radici le cause dei mali che ci circondano e rendere dolce per le nostre popolazioni la vita.
In base al loro istinto, i popoli sono alla ricerca del bene, della perfezione e della bellezza. Noi, appoggiandoci ai nostri popoli saremo in grado di fare grandi passi per cambiare il mondo e spianare la strada per il progresso dell’umanità. Che ciٍ sia gradito o no da noi, primo o poi per volere del Signore la terra verrà dominata dal bene e dalla pace. L’importante è assumere un ruolo e dare un contributo a ciٍ che primo o poi si avvererà.
Il Signore, l’Onnipotente, il Clemente, che è il creatore dell’Universo è anche il possessore di questo mondo. Lui ci ordina di essere giusti; Lui chiede ai Suoi servi di operare il bene e di non commettere ingiustizie. Egli chiede ai Suoi servi di incoraggiarsi a vicenda nelle opere di bene e di sconsigliarsi a vicenda le opere ingiuste. Tutti i profeti del Signore, Adamo(la pace sia con lui), Mosé (la pace sia con lui), Gesù(la pace sia con lui) ed infine Mohammad (la pace sia con lui) hanno invitato l’uomo ad adorare l’Unico Dio, alla giustizia, alla fratellanza, all’amore ed all’affetto. In base al monoteismo e a valori come la giustizia, l’amore e il rispetto dell’uomo non si puٍ costruire un mondo migliore e trasformare l’odio in amicizia?
Io dichiaro ad alta voce che oggi il mondo ha bisogno più che mai di uomini giusti che amino la libertà e l’uomo e soprattutto dichiaro che il mondo aspetto veramente il Salvatore che tutte le religioni attendono.

Il Denaro è diventato obsoleto?

Fonte: Movimento per la Decrescita Felice [scheda fonte]

 

I media e le istanze ufficiali ci stanno preparando: molto presto si scatenerà una nuova crisi finanziaria mondiale e sarà peggiore che nel 2008. Si parla apertamente di «catastrofi» e «disastri». Ma che cosa accadrà dopo? Come saranno le nostre vite dopo un crollo su vasta scala delle banche e delle finanze pubbliche? L’Argentina ci è già passata nel 2001. A prezzo di un impoverimento di massa, l’economia di questo paese ha potuto successivamente risalire un po’ la china: ma in quel caso, non si trattava che di un solo paese. Attualmente, tutte le finanze europee e nord-americane rischiano di sprofondare insieme, senza alcun salvatore possibile.

In quale momento il crack delle borse non sarà più una notizia appresa dai media, ma un evento di cui ci si accorgerà uscendo per strada? Risposta: quando il denaro perderà la sua funzione abituale. Sia rarefacendosi (deflazione), sia circolando in quantità enormi ma svalutate (inflazione). In entrambi i casi, la circolazione delle merci e dei servizi rallenterà fino a potersi arrestare totalmente: i loro possessori non troveranno più chi potrà pagarli in denaro, in denaro «valido» che gli permetta, a sua volta, di acquistare altre merci e servizi. Essi terranno quindi per sé quei servizi e quelle merci. Ci saranno magazzini pieni, ma senza clienti; fabbriche in grado di funzionare perfettamente, ma senza nessuno che ci lavori; scuole in cui i professori non si presenteranno più, perché privi di salario da mesi. Allora ci si renderà conto di una verità che era talmente evidente da non essere più vista: non esiste alcuna crisi nella stessa produzione. La produttività aumenta continuamente in tutti i settori. Le superfici coltivabili della terra potrebbero nutrire tutta la popolazione del globo e allo stesso modo le officine e le fabbriche producono molto più di quanto sia necessario, desiderabile e sostenibile. Le miserie del mondo non sono dovute, come durante il Medio Evo, a catastrofi naturali, ma ad una specie di incantesimo che separa gli uomini dai loro prodotti.  Quello che non funziona più è l’«interfaccia» che si pone tra gli uomini e ciò che producono: il denaro. Nella modernità, il denaro è diventato il «mediatore universale» (Marx). La crisi ci mette di fronte al paradosso fondativo della società capitalista: in quest’ultima la produzione di beni e servizi non è un fine, ma soltanto un mezzo. Il solo fine è la moltiplicazione del denaro, è investire un euro per riscuoterne due. E quando questo meccanismo va in panne, è l’intera produzione «reale» che soffre e che può anche bloccarsi completamente. Allora, come il Tantalo del mito greco ci troviamo di fronte a ricchezze che si ritraggono proprio quando ci vogliamo mettere sopra le mani: perché non possiamopagarle. Questa rinuncia forzata è sempre stata la sorte del povero. Ma ora, situazione inedita, questa sorte potrebbe toccare all’intera società, o quasi. L’ultima parola del mercato è allora di lasciarci morire di fame in mezzo ad alimenti stipati ovunque e che marciscono, ma che nessuno deve toccare.  Ciononostante, quelli che disprezzano il capitalismo finanziario ci assicurano che la finanza, il credito e le borse non sono altro che escrescenze su un corpo economicamente sano. Una volta scoppiata la bolla, avremo turbolenze e fallimenti, ma tutto ciò alla fine non sarà che un salutare salasso, e in seguito si ricomincerà con un’economia reale più solida. Davvero? Oggi, noi otteniamo pressoché tutto pagando. Almeno quella maggioranza della popolazione che vive in città non sarebbe in grado di nutrirsi da sé, né di riscaldarsi, né di illuminarsi, né di curarsi, né di spostarsi. Nemmeno per tre giorni. Se il supermercato, la compagnia di elettricità, il distributore e l’ospedale non accettano che denaro «buono» (per esempio una moneta estera forte, e non i biglietti stampati dalla propria banca nazionale e totalmente svalutati), e se non ce n’è più molto, arriveremo rapidamente alla miseria. Se siamo abbastanza numerosi, e pronti per l’ «insurrezione», possiamo ancora prendere d’assalto il supermercato, o collegarci direttamente alla rete elettrica. Ma quando il supermercato non sarà più approvvigionato e la centrale elettrica si bloccherà perché non potrà pagare i suoi lavoratori e i suoi fornitori, che fare? Si potrebbero organizzare il baratto, nuove forme di solidarietà, scambi diretti: sarebbe anche una bella occasione per rinnovare il «legame sociale». Ma chi può credere che ci si arriverà nel giro di poco tempo e a una larga scala, in mezzo al caos e ai saccheggi? Si andrà in campagna, dicono alcuni, per appropriarsi direttamente delle risorse primarie. Peccato che la Comunità europea abbia pagato per decenni i contadini per tagliare i loro alberi, sradicare le loro vigne, e abbattere il loro bestiame… Dopo il crollo dei paesi dell’Est, milioni di persone sono sopravissute grazie a parenti che vivono in campagna e nei piccoli campi. Chi potrà dire altrettanto per Francia o Germania?  Non è certo che si arriverà a simili estremi. Ma anche un crollo parziale del sistema finanziario ci metterà di fronte alle conseguenze del fatto che ci siamo consegnati, piedi e mani legate, al denaro, affidandogli il compito esclusivo di assicurare il funzionamento della società. Il denaro è esistito fin dall’alba della storia, ci si assicura : ma nelle sociètà precapitaliste non giocava che un ruolo marginale. Solo negli ultimi decenni siamo arrivati al punto che quasi tutte le manifestazioni della vita passano per il denaro e che questo si è infiltrato negli angoli più reconditi dell’esistenza individuale e collettiva. Senza il denaro che fa circolare le cose, noi siamo come un corpo senza sangue.  Ma il denaro è «reale» solo quando è espressione di un lavoro veramente eseguito e del valore in cui questo lavoro si rappresenta. Il resto del denaro non è che una finzione che si basa sulla sola fiducia reciproca degli attori – una fiducia che può svanire, come si vede attualmente. Assistiamo a un fenomeno non previsto dalla scienza economica: non alla crisi di una moneta, e dell’economia che questa rappresenta, a vantaggio di un’altra, più forte. L’euro, il dollaro e lo yen sono tutti in crisi, e i rari paesi ancora contrassegnati con AAA dalle agenzie di rating non potranno salvare da soli l’economia mondiale. Nessuna delle ricette economiche proposte funziona, da nessuna parte. Il libero mercato funziona tanto poco quanto lo Stato, l’austerità quanto il rilancio, il keynesismo quanto il monetarismo. Il problema va posto ad un livello più profondo. Assistiamo a una svalutazione del denaro in quanto tale, a una perdita del suo ruolo, alla sua obsolescenza. Ma non attraverso una decisione consapevole di una umanità finalmente stanca di quello che già Sofocle chiamava «la più funesta invenzione degli uomini», bensì per effetto di un processo non padroneggiato, caotico ed estremamente pericoloso. É come se si togliesse la sedia a rotelle a qualcuno dopo avergli impedito per lungo tempo l’uso naturale delle sue gambe. Il denaro è il nostro feticcio: un dio che noi stessi abbiamo creato, ma dal quale crediamo di dipendere e al quale siamo pronti a sacrificare tutto pur di placare le sue ire.Che fare? I venditori di ricette alternative non mancano: economia sociale e solidale, sistemi di scambio locale, demurrage,[1] aiuto reciproco… Nel migliore dei casi tutto ciò potrebbe valere per piccole nicchie, ma anche questo solo finché intorno il resto funziona ancora. Ad ogni modo, una cosa è sicura: non basta «indignarsi» di fronte agli «eccessi» della finanza o all’ «avidità» dei banchieri. Anche se questa è ben reale, non è la causa, ma la conseguenza dell’esaurirsi della dinamica capitalista. La sostituzione del lavoro vivo – la sola fonte del valore, il quale, sotto forma di denaro, è l’unico fine della produzione capitalista – con tecnologie – che non creano valore – ha quasi finito per prosciugare la fonte della produzione di valore. Sviluppando le tecnologie, sotto la pressione della concorrenza, alla lunga il capitalismo ha segato il ramo su cui stava seduto. Questo processo, che fa parte della sua logica di base fin dall’inizio, ha oltrepassato una soglia critica negli utlimi decenni. La non-redditività dell’impiego di capitale ha potuto essere occultata solo con un ricorso sempre più massiccio al credito, che è un consumo anticipato dei guadagni sperati per il futuro. Ora, anche questo prolungamento artificiale della vita del capitale sembra aver esaurito tutte le sue risorse.  Si può dunque porre la necessità – ma anche constatare la possibilità, la chance – di uscire dal sistema fondato sul valore e il lavoro astratto, sul denaro e la merce, sul capitale e il salario. Ma un simile salto nell’ignoto fa paura, anche a quelli che non smettono mai di fustigare i crimini dei «capitalisti». Per il momento, ciò che prevale è piuttosto la caccia al cattivo speculatore. Anche se non si può che condividere l’indignazione di fronte ai profitti delle banche, bisogna dire che essa resta ben al di qua di una critica del capitalismo inteso come sistema. Non è affatto stupefacente che Obama e George Soros dicano di comprendere l’indignazione. La verità è ben più tragica: se le banche sprofondano, se falliscono a catena, se cessano di distribuire denaro, noi tutti rischiamo di sprofondare con loro, perché da molto tempo ci è stata sottratta la possibilità di vivere altrimenti che spendendo del denaro. Sarebbe bene riapprenderla – ma chissà a quale «prezzo» questo avverrà!  Nessuno può dire onestamente di sapere come organizzare la vita di decine di milioni di persone quando il denaro avrà perduto la sua funzione. Almeno, però, sarebbe bene ammettere il problema. Forse bisogna prepararsi al «dopo-denaro» come al dopo-petrolio.  Traduzione a cura di Alessandro Simoncini Da Literary magazine

Una risposta a Michela Murgia

di Daniela Brogi

A pagina 44 della Repubblica del 5 agosto 2011, in un articolo intitolato Murgia contro i TQ “Troppa ideologia” e firmato da Dario Pappalardo, due mezze colonne riportano i motivi per cui la scrittrice Michela Murgia ha scelto di non aderire a TQ. Piuttosto che trovare delle ragioni articolate, ci si imbatte in un’esecuzione sommaria, che in rapida sintesi pronuncia una distanza ferma dal movimento TQ.

L’articolo non è firmato dalla scrittrice, né si tratta di un’intervista: è giusto dunque ipotizzare che il dissenso di Murgia possa essere stato accentato o riformulato con intenzioni liquidatorie che non coincidono con quelle che potrebbero essere dichiarate in prima persona da Murgia.

Detto questo però, mi interessa, ho a cuore tanto in senso sentimentale quanto intellettuale, tentare una replica.

Lo faccio prima di tutto perché Michela Murgia è un’autrice seria, di qualità per l’appunto: può piacere o non piacere, può convincere o non convincere, ma ciò che conta è che si legge sempre volentieri, perché la sua scrittura proviene da un io che si prende sul serio e prende sul serio chi legge.

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Benvenuti!

Tutto è a due facce, tutto ha due poli,
tutto ha la sua coppia di opposti,
uguale e disuguale sono la stessa cosa.
Gli opposti sono identici in natura,
solo diversi di grado; gli esterni si toccano;
tutte le verità sono soltato mezze verità;
tutte le contraddizioni possono essere composte.

“Kybalion”